METODOLOGIE DI ALLENAMENTO ED AMBITO COGNITIVO

2 Mar , 2024 - GK Performance Lab,Metodico

METODOLOGIE DI ALLENAMENTO ED AMBITO COGNITIVO

GK, METODOLOGIE DI ALLENAMENTO ED AMBITO COGNITIVO: quando la scelta dell’esecuzione è perlomeno contraddittoria. Nel caso specifico, l’utilizzazione dell’arto forte quando è più conveniente l’utilizzo dell’arto debole.

Immagine 1)

linea rossa: direzione del braccio destro

linea verde: linea delle spalle

linea blu: ginocchio destro

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Processo decisionale in ambito cognitivo

Cosa deve fare GK per avere il maggior numero possibile di probabilità di intervento positivo? Per comprendere cosa intendo, utilizzo una simulazione che implica domande e relative risposte.

Domanda X che porta ad un bivio:

quale parte del corpo è più vicina geometricamente al punto di possibile intercettazione della traiettoria del tiro?

Risposta X dovrebbe essere: la determinazione dello “spazio” nel quale è indirizzato il tiro.

Domanda X1: quale gesto tecnico serve per “coprire” lo spazio di distanza tra la traiettoria del tiro e la posizione geometrica di GK nel minor tempo possibile?

Risposta X1: in questo caso, massima estensione verso l’alto del braccio sinistro con l’intento di deviare la palla.*

Questo dovrebbe essere, per grandi linee ed a mio avviso, la procedura cognitiva.

Invece ne osservo una molto diversa:

Domanda Y di partenza: tiro forte, quale “parte del corpo” utilizzo?

Risposta Y: l’arto più forte, il destro.

In pratica il punto di partenza non è rivolto all’obiettivo di X (intercettazione del tiro) ma è rivolto alla scelta dell’arto da utilizzare (quello “più forte”).

Fondamentalmente quindi la scelta è tra:

a) utilizzo dell’arto geometricamente più vicino alla traiettoria

e

b) utilizzo dell’arto forte indipendentemente dalla distanza dalla traiettoria stessa.

image 1

PS: la palla è “a giro a rientrare” quindi il punto di posizione del pallone è ben dietro alla posizione geometrica di GK mentre l’impressione ottica è completamente diversa. Per visionare meglio questo particolare è preferibile osservare la dinamica riportata nel video della partita tra Milan ed Atalanta.

Considerazione geometrica: se i due piedi formano la base di un triangolo rettangolo, la linea tra piede destro e mano destra è l’ipotenusa quindi il piede sinistro e mano sinistra è l’altro cateto. In un triangolo rettangolo, l’ipotenusa è sempre il lato più lungo quindi GK ha utilizzato il più lungo spazio corporeo.


QUESTO E’ VERO MA E’ TANTO VERO CHE, COME AL SOLITO, NON E’ VERO.

Perchè?

È vero SE e solo se, si parte dalla immagine 1)

NON E’ vero SE si analizza partendo da immagine precedente cioè inizio del processo cognitivo specifico ossia quando parte il tiro.

Prima di quel momento l’avversario poteva optare per più scelte ma, quando parte il tiro, quella è stata la sua scelta e può solo modificarla in modo sempre più limitato.

Processo cognitivo specifico:

– parte il tiro e GK dovrebbe aspettare il minor lasso di tempo possibile prima di attuare la sua “risposta” perché deve acquisire i parametri inerenti al tiro stesso.

Avviene quanto sopra?

No, assolutamente no.

Prima e contemporaneamente al tiro, GK esegue un salto verso l’alto e, dopo che il tiro si è avvicinato, GK è atterrato a gambe molto larghe.

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Osservando la sequenza di immagini, si evidenzia come i piedi di GK si stacchino dal suolo dopo che il tiro è partito; la palla si avvicina notevolmente come si osserva nell’ultima immagine. Quale è la sua posizione fisica in questo momento? Gambe molto larghe e conseguente impossibilità di saltare verso l’alto*.

Ora che cosa si può fare? “Chiudere” il ginocchio sinistro (freccia blu) abbassando la spalla sinistra (freccia verde) per agevolare il posizionamento migliore per l’utilizzo del braccio opposto alla zona del tiro (freccia rossa). Cioè siamo tornati alla immagine 1) che ripropongo.

image 5

CONCLUSIONI

La scelta cognitiva è stata effettuata nel lasso di tempo intercorso tra la partenza del tiro e l’acquisizione di parametri del tiro stesso. Un attimo prima del tiro è iniziato un gesto “standard” cioè il saltello.

Nello sviluppo cognitivo del suo progetto ideomotorio vi sono quindi due tappe primarie:

1) ha iniziato il saltello, lo termina atterrando con gambe molto larghe* e, da quella posizione fisica, non può eseguire un salto verso l’alto per cui

2) resta una sola possibilità e la esegue: si piega a sinistra per utilizzare il braccio opposto

…e se volessi correggere l’esecuzione?

Partendo da 2) potrei farlo; per esempio avrebbe potuto incrementare lo spazio coperto sollevando l’arto inferiore destro senza creare angoli con il bacino ma sarebbe stata una soluzione che tendeva ad arrivare più distante ma meno alto. Ogni soluzione, partendo da quella posizione fisica, è molto limitata e ben lontano dallo sfruttare il potenziale individuale

Partendo da posizione 1), avendo iniziato il saltello, si è perso del tempo utile perché la palla si è avvicinata. Immaginiamo però che sia atterrato a piedi uniti come nella prima immagine della sequenza. Da quella posizione può ancora tentare il balzo verso l’alto, dritto per dritto con l’utilizzo del braccio sinistro.

Quindi modificare la fase 1)? E’ meglio ma molto meglio sarebbe un attimo prima della fase1) cioè la fase 0): portiere come in posizione fisica più o meno simile alla prima immagine della sequenza, SENZA MUOVERSI quindi senza saltello. Appena dispone delle coordinate della traiettoria di tiro, saltare verso l’alto con il braccio sinistro teso. Teniamo presente che, GK con braccio teso, tocca la traversa quindi, se aggiungiamo il salto in verticale, lo spazio è coperto. Resta solo il fattore “tempo a disposizione” cioè se il tiro è talmente veloce che passi dal punto di intercettazione prima che il progetto ideomotorio sia stato attuato.

IN BREVE:

l’ambito cognitivo, ed in particolare il percorso cognitivo ideomotorio, sono indispensabili per valutare la scelta del gesto tecnico da utilizzare e le relative peculiarità. Importantissimo è il momento della progressione dal quale iniziare a trarre conclusioni ed iniziare a porre modifiche.

Concordo su quanto affermato da prof Gianluca Spinelli in una intervista con prof Antonello Brambilla: il saltello è naturale. Certo, se si interviene a correggere il saltello, lo stesso è inevitabile

P E R O’

questo avviene perché le attuali metodologie di allenamento di GK allenano le premesse per rendere inevitabile il saltello.

Se cambio le premesse modificando gli esercizi, il saltello diventa ineseguibile. Banale, no?

Se c’è una alluvione, l’alluvione non è stata evitata.

Da questa premessa si attuano strategie per “portare via l’acqua”.

Se si sono attuate premesse per evitare l’’alluvione, da questa premessa, le strategie non saranno quelle di “portare via l’acqua” ma di rafforzare, migliorare quanto attuato.

Stesso obiettivo ma, con premesse diverse, strategie diverse.

*utilizzando questa procedura di ottengono i gesti tecnici individualizzati per ogni rapporto di spazio / tempo. Uno schema molto chiaro e ben definito è riportato in Professione portiere PROFESSIONE PORTIERE: IL TUFFO (calciolibri.com) ed in particolare questi capitoli:

– Concetti di apprendimento

– Ottimizzazione della reazione

– Globalità di interventi per aree di porta

– Gerarchizzazione di tipologie automatizzate

– Criteri qualitativi di un programma di allenamento

– Modalità di esecuzione

– Metodologia di pianificazione

– Concettualità dei processi inibitori


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